Così cantò Zaratustra: fasti e miti di una delle più antiche religioni del mondo

Aggiornamento: 1 set 2019

Cosa ci dice, oggi, il nome di Zaratustra (o Zoroastro, come lo chiamavano i greci)?

Ben poco, probabilmente.

In qualche sua traccia, però, ci siamo imbattuti tutti, nella cultura pop del XX secolo.

Ad esempio, ricordate l’inizio di “2001 Odissea nello Spazio”?



Il brano che apre il film è celeberrimo, e si intitola “Così parlò Zaratustra”.

Anche se funziona benissimo come brano pop, è una sinfonia composta da Richard Strauss nel 1896, ispirata al libro omonimo scritto dal filosofo Friedrich Nietzche una decina di anni prima.


E poi, sicuramente, conoscete lui:

Il più famoso zoroastriano dell'era moderna

Che c’entra Freddy Mercury?


Beh, è sicuramente il più famoso dei seguaci di Zaratustra.


Perché Zaratustra fu il fondatore, circa 4000 anni fa, di una delle più antiche religioni del mondo, lo zoroastrismo: che ancora sopravvive sparsa nel mondo, principalmente in India ed in Iran, seppure con un numero di seguaci talmente piccolo da non poter immaginare che, un tempo, questa fu la religione dell’intera Persia antica.

Ah, e poi, sempre in tema, ci sarebbero “Le cronache di Narnia”.

Ma andiamo con ordine e iniziamo dalle basi.


ZARATUSTRA: CHI ERA COSTUI?

Zaratustra era un profeta. Ci sono prove della sua esistenza che lo collocano tra il secondo millennio avanti Cristo ed il VII-VI secolo avanti Cristo.


Zoroastro dipinto da Raffaello, particolare della Scuola di Atene. Qui il profeta iranico viene rappresentato mentre tiene in mano un globo celeste in quanto ritenuto fondatore dell'astronomia, e autore degli Oracoli caldaici. Tale attribuzione fu procurata dal fatto che nel Rinascimento.a torto, Zoroastro era ritenuto l'autore dei suddetti Oracoli nonché fondatore delle dottrine e delle pratiche magiche e teurgiche lì presentate. (foto e testo: Wikipedia).

Quando fondò lo zoroastrismo, si basò su un libro sacro, l’Avesta: una raccolta di testi scritti in antico linguaggio iranico in epoche molto diverse, che contiene anche i “Canti”, nei quali Zaratustra si propone come profeta di un essere creatore supremo.

Il creatore supremo è Ahuza Madza (detto anche Ohrmudz, secondo altri testi). Il creatore ha due figli gemelli; uno portatore del bene Spenta Mainyu, e uno malvagio, Angra Mainyu (o Ahriman). In questo mondo ci sono altre divinità subordinate tra le quali la dea madre Anahita e il dio solare Mithra.

In sostanza, si tratta di una religione monoteista con una concezione dualistica e che recepisce anche elementi politeistici.


LA LOTTA TRA IL BENE ED IL MALE

Per Zarathustra, a cui Nietzche attribuisce l’invenzione della morale, la vita è lotta continua tra il bene (rappresentato da Ahura Mazda) e il male (Angra Mainyu).

Il primo ha inventato gli animali buoni, la luce, la vita, la fertilità, la gioia, a cui il secondo ha contrapposto gli animali nocivi, il buio, la malattia, il deserto, il tormento.

Gli zoroastriani, pur credendo nella vittoria finale del bene sul male, devono combattere attivamente tutti i giorni per questo risultato.

Tra gli animali buoni sono considerati cavallo, bue e cane; tra gli alleati di Angra Mainyu, serpente, ragno, gatto, mosca, formica.

Il re persiano Supur (Sapore) accusò i cristiani di attribuire ad un Dio buono la creazione dei serpenti e degli animali striscianti. Lo Shaname (il romanzo epico persiano scritto da Ferdowsi) si apre con una schiera di fate e animali che hanno scelto il bene e si preparano a combattere contro Angra Mainyu (come nelle Cronache di Narnia: l’autore, Clive Staples Lewis, meglio conosciuto come C. S. Lewis, era un ammiratore dello zoroastrismo).

L’uomo, per gli zoroastriani, possiede il libero arbitrio, e può scegliere di schierarsi su uno dei due fronti, come d’altronde ha fatto Angra Mainyu per libera scelta. A lui si attribuisce infatti la creazione del pavone, che serviva a dimostrare la sua capacità di fare anche cose belle, se avesse voluto.

La lotta contro il male è spirituale ma anche fisica, reale: ancora negli anni Sessanta, gli zoroastriani iraniani dedicavano un giorno all’anno all’uccisione degli animali nocivi (khrafstra), in particolare delle formiche.

Zarathustra insegnò che chiunque combatte per il bene avrà diritto, dopo la morte, all’accesso alla Casa del Canto (o Dimora della Luce), il cui ingresso è presidiato da due cani, mentre chi avrà lottato dalla parte del male sarà punito con tenebre e tormenti. Queste nozioni condizioneranno successivamente i concetti di Paradiso ed Inferno.

Nelle più antiche scritture ebraiche, i primi cinque libri della Torah, non è presente il concetto di Satana: il male è rappresentato dal serpente dell’Eden. Satana appare nel “libro di Giobbe”, posteriormente all’occupazione delle terre dove vivono gli ebrei sotto i babilonesi, quando Ciro le occupa nel 539 aC; e Satana somiglia molto ad Angra Mainyu.

Nel “Libro di Daniele” (II secolo ac) appaiono i concetti di Paradiso e Inferno.

Secoli dopo, la descrizione di Satana fatta da Gesù ricorda Angra Mainyu quando dice che un Dio buono semina grano, mentre un Dio cattivo semina zizzania in mezzo al grano.

Allo stesso modo, dopo che le culture greca e persiana si furono incontrate, Platone suggerì che le anime andavano verso ricompense e punizioni dopo la morte, a seconda di come si erano comportate in vita.

Nietzche, riflettendo su questa evoluzione, sostenne: “Zarathustra ha creato questo errore fatale: la morale”. E scrisse un libro in cui immaginava che Zarathustra tornasse e abolisse la legge morale.


Il celebre testo di Nietzche

Richard Strauss ne rimase così colpito che diede il nome del profeta ad una celebre sinfonia: in questo modo, il nome di Zarathustra ancora oggi resta vivo in tutte le sale da concerto del mondo.



Lo stesso brano, come abbiamo anticipato, acquisì una fama pop dopo essere stato inserito come brano di apertura nella colonna sonora di “2001 Odissea nello Spazio” di Stanley Kubrick (vedi all'inizio dell'articolo).


L’Avesta profetizza anche l’avvento di un messia: Saoshyant, il redentore che guiderà le armate del bene nella battaglia finale, a cui seguiranno la fine del mondo e la resurrezione dei morti. E’ un concetto che si ritrova anche nell’islam e nel cristianesimo.


MAGI E MAGIA

I seguaci di Zarathustra vennero chiamati zoroastriani in occidente e “majus” dagli arabi, dal nome dei loro sacerdoti, i magi.

Il termine “magia” deriva dai magi; la distinzione tra magia bianca e magia nera riflette la differenza tra il bene ed il male; gli animali che accompagnano un praticante di magia nera (rospi, serpenti, gatti) sono ovviamente schierati con Angra Mainyu.

In India gli zoroastriani sono oggi noti come parsi, nome che ricevettero quando giunsero come rifugiati dalla Persia dopo la conquista islamica. (E questo ha molto a che fare con Freddy Mercury: ma abbiate pazienza: approfondiamo dopo😊)

I primi cristiani consideravano zoarastriani i tre magi che fecero visita a Gesù bambino.

E in effetti, se leggete qui la bella storia che racconta Antonello Sacchetti, imparate come i magi fossero sovrani persiani, e quindi implicitamente zoroastriani.

Si narra che i persiani, dopo la conquista di Betlemme nel 614 d.C, risparmiarono la Chiesa della Natività dalla distruzione, solo perché recava ancora l’insegna dei tre magi.


LA GRANDEZZA DELLO ZOROASTRISMO: ESTESO COME L’IMPERO PERSIANO

Lo zoroastrismo vide il suo periodo di massima diffusione nell’impero persiano achemenide (600-330 a.C), in particolare dopo la conversione di Achmenide Vishtaspa e di Ciro il Grande.

Questa, tanto per darvi un’idea, è la massima estensione raggiunta dall’impero achemenide:



Seguì un periodo di declino sotto Alessandro Magno nel corso del quale andò perduto persino il testo sacro, l’Avesta. Rifiorì secoli dopo sotto la dinastia persiana dei Sassanidi (221-651 d.C.)

A Persepoli, molte sono ancora le vestigia zoroastriane di quel tempo. Edificata nel VI secolo aC, Alessandro la distrusse nel 330 aC, e gli Zoroastriani lo chiamano ancora “Alessandro il Maledetto”.

Sui resti si scorgono ovunque i simboli dello zoroastrismo, in particolare l’uomo-uccello, il faravahar; eccolo qui, e appena sotto lo vediamo sopra le immagini di Dario e Serse, in quel che resta del fastoso palazzo delle 100 colonne, fatto costruire da Ciro il Grande:


Il simbolo del Faravahar sul Tempio del Fuoco di Yazd

Il Faravahar sul palazzo delle Cento Colonne a Persepoli.

Un’iscrizione voluta da Serse in cima ad una scalinata proclama inoltre: “Tutto ciò che abbiamo costruito di bello , lo abbiamo costruito per grazia di Ahura Mazda”.

Secondo la tradizione zoroastriana, la storia umana è ciclica, e gli eventi di un’era si ripetono in qualche modo nella successiva.

Il confine occidentale della Persia, quello con l’attuale Iraq, fu valicato da Ciro e da Serse verso Ovest, prima per conquistare Babilonia e Anatolia, poi per conquistare la Grecia.

Fu valicato in senso inverso solo da Alessandro, nel 331 a.C., e dal califfo Omar nel 642 d.C. per assoggettare la Persia.

Non ce la fecero né i romani in settecento anni, né i turchi in trecento, né tantomeno Saddam Hussein quando aggredì l’Iran nel 1980, supponendo che fosse indebolito dopo la Rivoluzione del 1979 e fosse facile impadronirsi dei giacimenti petroliferi.


CANI E GATTI

Prima di procedere con il racconto storico, una curiosità.

Per gli zoroastriani, amare i cani era obbligatorio. Ai cani che morivano era riservato lo stesso trattamento funebre (e le stesse vesti) degli uomini.

Un uomo che uccide un cane, secondo il testo sacro Avesta, deve compiere una lista di penitenze lunga 18 righe, tra cui l’uccisione di diecimila gatti.

La diversa considerazione di cani e gatti è sempre stata motivo di conflitto con i musulmani (che ritengono impuri i cani).


IL TRONO DI SALOMONE E IL CULTO DEL FUOCO

Il cosiddetto “Trono di Salomone” (Tahkt-e Soleyman), nel nord dell’Iran, nei pressi del vulcano spento detto “Prigione di Salomone”, era uno dei più grandi santuari zoroastriani.


Il tempio di Tahkt-e Soleyman

Nel Tempio di Salomone era custodito il Gushnasp, uno dei tre fuochi più sacri della Persia.

Era il fuoco dei guerrieri e, secondo la tradizione, era antico come il mondo. Tutti i re persiani venivano a venerarlo prima di una impresa bellica importante.

Nel 627 giunse l’ultimo, Khosrow. I bizantini stavano avanzando, usando tribù arabe locali come avanguardia. Piuttosto che lasciar cadere il fuoco nelle mani di arabi e cristiani, che lo disprezzavano, Khosrow lo portò via con sé.

L’impero cadde quindi anni dopo sotto la spinta del califfo Omar, e l’imperatore scappò ad est, verso l’India con il fuoco (che non fu più riacceso) e la sua religione.


L'INVASIONE ISLAMICA E LA FUGA IN INDIA: I PARSI

Già nel 631 dopo Cristo gli Arabi avevano tentato di invadere l’Impero Sassanide, distruggendo diversi templi zoroastriani.

Dal 642 dopo Cristo, il Califfo Omar scagliò l’attacco definitivo alla Persia e l’Impero, nel giro di 9 anni, collassò – e con esso la religione zoroastriana.

L’Islam prese dunque il sopravvento. Il Corano indica una formale tolleranza verso tutte le “genti del libro” con una religione monoteista: cristiani, ebrei, e zoroastriani.

Ma in realtà, non essere islamici non era così semplice. La popolazione fu costretta a convertirsi all’Islam, donne e bambini furono venduti come schiavi sessuali, i luoghi religiosi e gli idoli furono distrutti. Furono tre secoli durissimi, per le popolazioni iraniche.

Per evitare le persecuzioni, un piccolo gruppo di Zoroastriani lasciò il Khorasan e fuggì in India. Agli inizi si stabilirono nell’isola di Dui, vicino alla costa di Gujarat.

Nel 940 l’esercito Islamico raggiunse il confine dell’attuale Afghanistan, distruggendo anche qui i templi. I Persiani della zona, impauriti, decisero di recarsi ad est, nelle terre governate dai sovrani Indu: sapevano che lì sarebbero stati liberi di praticare liberamente la propria religione senza persecuzioni. Gli Indu, seguendo la legge di Dharma, non avrebbero attaccato civili innocenti.

Gli indiani chiamavano Parsi i Persiani, quindi questo nome identificò da allora gli zoroastriani giunti in India.

In quel tempo che le cronache Parsi definirono “Qissa-i-Sanjan” (#Qissa), la comunità di fuggitivi si presentò al sovrano di Gujarat, Jadi Rana. Su sua richiesta, raccontarono in Sanscrito l’essenza della loro religione, ed il Sovrano si stupì dei molti punti di contatto tra la religione Zoroastriana e la cultura Vedica.

Jadi Rana pose tre condizioni agli zoroastriani per rimanere sui suoi domini: disarmarsi; imparare il linguaggio l