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Da Isfahan a Samarcanda, eri lontanissimo due giorni fa...

Aggiornato il: 7 giorni fa



Saranno molti quelli che, tra noi, avranno cantato a squarciagola con gli amici la famosa "Samarcanda" di Roberto Vecchioni ("Oh oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh...") (nella versione da studio, il magico violino che conduce la melodia è quello di Angelo Branduardi).


Ricordate sicuramente la storia che racconta: un soldato, nella festa che segue la fine della guerra, crede di vedere nella folla una donna vestita di nero che lo guarda con occhi cattivi.

Chiede al suo sovrano un cavallo veloce per fuggire, e dopo due giorni di fuga forsennata arriva a Samarcanda dove ritrova la stessa Dama Nera. Che smentisce di averlo guardato con "malignità" : si trattava solo di uno sguardo stupito, a quella festa era così lontano dall'appuntamento col destino che temeva non arrivasse in tempo...


E' una metafora di come a certi appuntamenti non solo non si possa, ma non si debba sfuggire.


Ma da dove arriva questa storia?


Vecchioni dichiara di essersi ispirato alla novella "Appointment In Samarra" ("Appuntamento a Samarcanda") scritta nel 1934 dallo scrittore americano John O'Hara (1905–1970), che contiene questa storia.


La stessa storia era però apparsa, nel 1923, nella novella "Le grand écart" di Jean Cocteau, famoso scrittore, sceneggiatore e regista francese (diresse anche la nostra Anna Magnani).

A sua volta, Cocteau affermò di aver ripreso la storia dal famoso poeta persiano Rumi.

La versione più antica di questa storia si trova nel Talmud Babilonese (Talmud - Mas. Sukkah 53a).





Nel 1926, prima che lo facesse O'Hara, la storia fu ripresa in una poesia del poeta olandese Pieter Nicolaas van Eyck, intitolata "La morte ed il giardiniere".


Questa versione ci interessa particolarmente perché, oltre ad avere un giardiniere al posto del soldato, indica come luogo dell'appuntamento con il destino la città di Isfahan, e non Samarcanda.


La poesia è citata da Kader Abdolah nella sua seconda opera in lingua olandese, "Scrittura cuneiforme" (2000):


Un nobile persiano:

Vidi stamani accorrere, pallido di sgomento,

Il giardinier gridando: ‘Signore mio, un momento!

Potavo nel roseto le gemme troppo corte,

Quando alle spalle ho guardato. Lì stava la Morte.

Terrorizzato fuggo all’altro capo, lontano,

Ma anche qui la minaccia vedo della sua mano.

Col vostro cavallo, Signore, lasciatemi scappare

Ed entro stasera a Isfahan potrò arrivare!’

Nel pomeriggio (da ore già se n’è andato)

Nel parco dei cedri la Morte ho incontrato.

‘Perché?’ le chiedo, ché lei aspetta e tace,

‘Il mio uomo hai impaurito, togliendogli la pace?’

Sorridendo, risponde: ‘Ben più del suo timore,

Grandissimo è stato il mio stupore,

Nel veder qui stamani all’opra ancora attendere

Colui che stasera a Isfahan dovevo prendere.’


Ma è un'altra la cosa interessante che racconta Abdolah:


Dietro la magica piazza di Naghshé-Jahan, [a Isfahan] c’è un antichissimo cimitero, dove si vedono ancora resti di tombe d’epoca sassanide. In quel cimitero è sepolto quel giardiniere persiano, cioè il giardiniere di quel poeta olandese. Sulla sua tomba c’è scritto: “Qui riposa il giardiniere, l’uomo che un giorno per poco sfuggì alla morte.”


Sarà vero? Kader Abdolah ha un modo mirabile di mescolare realtà storica e finzione, quindi non lo sappiamo (a meno di non provare a chiederglielo direttamente). Ma la prossima volta che andremo ad Isfahan, controlleremo: promesso!:-)


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