Il nostro primo Iran / 2

Aggiornato il: 8 apr 2018

Si, del traffico di Teheran avevamo letto, ed anche dei suoi tassisti.

Ne parla, in modo spassosissimo, l’inglese Elliot nel suo resoconto relativo a diversi viaggi in Iran, condensato nell’interessante “Specchi dell’invisibile”.

Possiamo confermarlo: il pericolo più grosso che corre uno straniero in Iran è nell’attraversare la strada a Teheran. I semafori ci sono, ma non tutelano. Ci sono persino le strisce pedonali, ma dubitiamo che a Teheran qualcuno le abbia mai viste e tantomeno prese in considerazione. Le immense strade a quattro corsie sono percorse dal doppio dei flussi veicolari, che tendono a riempire ogni spazio disponibile.



L’unico modo per attraversare (possibilmente affiancati ad un indigeno che protegga dal rischio immediato di morte) è superare un flusso per volta, senza guardare i conducenti negli occhi per non dare a vedere che li si prende in considerazione (nel qual caso, è ovvio che la vittoria sia del più forte), e muoversi a zig zag con rapidi avanzamenti e spostamenti laterali, per individuare e infilarsi nei varchi, come in un videogame.

Non va meglio se gironzolate nei quartieri residenziali distanti dal centro: visto che si usano dei canali di scolo per pulire le strade, ad ogni incrocio si aprono pericolosi seracchi in grado di inghiottirvi (e fratturarvi gli arti inferiori) alla minima disattenzione.

Le altre grandi città sono assai meno pericolose (hanno grandi viali e spazi a sufficienza per i pedoni), ma Teheran è davvero rischiosa. Alcune guide consigliano, per provare una maggiore ebbrezza, di farsi portare a tutta birra al bazar (da qualunque punto della città vi troviate) con un mototaxi, ma fatelo soltanto se siete alla fine della vacanza.

*

Chiunque sia stato in un paese arabo, e sia incappato in un bazar come Khan-el-kalili al Cairo, o in quello di Marrakesh, ricorda l’esperienza con sofferenza e dolore. Migliaia di persone sorridenti e soffocanti, che nella maggior parte dei casi ti vedono come un bancomat deambulante, ti appellano/invitano/seguono per offrirti un tè che diventa il prologo di una contrattazione assai estenuante, vista la nostra scarsa attitudine al riguardo, anche per l’oggetto più semplice e banale.

Camminare nei bazar iraniani è invece meraviglioso. Nessuno ti tormenta per vendere, a meno che non incroci il tuo sguardo curioso o interrogativo. Puoi gironzolare sereno per ore, e riceverai soltanto sorrisi e saluti, o l’eventuale affiancarsi di qualcuno che si proporrà come guida — ma in modo molto cortese e per nulla insistente.

Comprare sarà un piacere, e la contrattazione sarà ragionevole, sia come punto di partenza che di arrivo, limitando al massimo la parte scenografica (che, se proprio vi manca, siete certi di poter ritrovare in luoghi molto più vicini dell’Iran).



Nessuno urla, infatti, e il bazar è un luogo rilassante e piacevole — in cui non è neppure così semplice perdersi, visto che la struttura è in genere molto geometrica e regolare. Alla fine, dopo ore passate a zuzzurellare nei bazar iraniani, scoprirete di aver comprato poche cose: esattamente quelle che volevate, soltanto quelle, ed al prezzo che vi aspettavate. Ed avrete una gran voglia di tornarci:-)

(2 — continua)



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