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Perchè gli italiani sono simpatici agli iraniani...più degli stessi iraniani?

Un vecchio articolo della giornalista freelance Shima Shahrabi, pubblicato su IranWire, ha il suggestivo titolo: "Perchè gli iraniani non si fidano uno dell'altro?".(https://iranwire.com/en/features/277)


L'articolo parte raccontando l'episodio di un imprenditore iraniano-americano, in Texas, che non sembra affatto contento di assumere manager di origine iraniana. "I manager iraniani sono di due tipi: quelli che vivono il management come una missione, e trattano i dipendenti con durezza, e quelli che diventano pigri appena diventano manager e si siedono sugli allori. Per questa ragione, assumo solo manager americani e assegno agli iraniani solo lavori di basso profilo".

La giornalista scopre che a pensarla così sono un gran numero di imprenditori iraniano-americani. Il gestore di una panineria afferma: "Il lavoro di un messicano, nel ristorante, equivale a quello di due iraniani. Per questo sostituire i lavoratori messicani con quelli iraniani non conviene".



Per la legge del contrappasso, nemmeno ai lavoratori di origine iraniana piace in genere lavorare con imprenditori iraniano-americani. "Hanno regole proprie che rendono più duro il lavoro, e ad esempio nel ristorante dove lavoro le mance non vengono lasciate ai camerieri, come capita negli altri ristoranti, ma trattenute dal proprietario" dice ad esempio Sara, arrivata negli USA da poco dall'Iran (*1).


Se cinesi, indiani, portoricani creano comunità visibili e quasi autoisolate, per ricreare il clima del paese di origine, nei ristoranti e nei negozi di proprietà iraniane negli USA è difficile trovare...iraniani.

Allargando lo sguardo dal mondo del lavoro a quello delle comunità di immigrati negli USA, si vede un'altra grande differenza. Quella iraniana è forse l'unica comunità di immigrati nella quale è assente la fiducia tra i componenti.

Se - ad esempio - gli immigrati indiani collaborano tra di loro a tal punto da essere ogni anno i migliori nel test da superare per esercitare la professione medica, gli iraniani si nascondono generalmente l'un l'altro quello che fanno, vanificando gran parte degli effetti positivi di una comunità solidale.

Bugie, sotterfugi, ipocrisia sembrano contrassegnare i comportamenti degli immigrati iraniani in USA, che sembrano sfuggirsi gli uni dagli altri e negarsi la fiducia reciproca. Ma per quale motivo?


Raccontare bugie è diventato parte della società iraniana, afferma il professore universitario e sociologo Amanollah Gharaii Moghaddam. Il fenomeno sta aumentando a "un tasso allarmante, specialmente nell'ultimo secolo" e ha messo radici in tutte le classi sociali. "Immagina i problemi che sorgono quando due membri di una famiglia non si fidano l'uno dell'altro", aggiunge Moghaddam. Quindi estendilo alla società in generale. La solidità di quella società diventerà "seriamente compromessa" e la corruzione minaccia di "contaminare tutte le istituzioni sociali, economiche e politiche".


"Certo, le autorità iraniane peggiorano il problema", aggiunge. "Quando fanno promesse che non mantengono, la fiducia pubblica si indebolisce e si diffonde la sfiducia. Una società e il suo individuo non possono essere separati. La sfiducia tra le persone, anche tra i coniugi, ha le sue radici nella società ".


"Nella società iraniana, il divario tra parole e azioni è troppo ampio, quindi gli individui mantengono le distanze l'uno dall'altro e preferiscono gli stranieri." Gli espatriati iraniani, conclude, "sono cresciuti in una società priva di fiducia", così diventa logico "che preferirebbero trascorrere il loro tempo con persone che non sono iraniane.


Nella nostra seconda esperienza di viaggio in Iran, vivendo molte giornate con gli iraniani sia in occasioni pubbliche che private, ci siamo accorti dal vivo di questo aspetto.

Spesso gli iraniani, al di fuori della propria famiglia, non si fidano dei loro concittadini e vicini, anche perché ciascuno in privato conduce spesso una vita "clandestina" rispetto alle regole religiose vigenti in pubblico, e non si fida (appunto) di farlo sapere ad estranei, e rischiare di sentire un giorno la polizia battere alla porta di casa...

Questo pregiudica la possibilità di entrare in confidenza con altri iraniani che non siano della stretta cerchia degli amici di infanzia o i parenti.

Con gli stranieri, questo pericolo non c'è. Dopo un po' ce ne torniamo a casa nostra, a migliaia di km di distanza, ed è altamente improbabile che "tradiremo" i loro segreti, quelli uditi e quelli visti, soprattutto dopo che un'accoglienza straordinaria ce li ha resi amici.


E, per quanto ci riguarda, anche noi usiamo una certa attenzione nel pubblicare sui social le foto "domestiche" dei nostri amici iraniani. Non si sa mai sotto quali occhi potrebbero finire, ed anche la semplice immagine di lunghi capelli sciolti in casa, liberati dallo jihab, potrebbero creare problemi.


Due regimi corrotti e antipopolari, come quello dei Pahlevi e degli ayatollah, hanno fortemente compromesso, nei decenni, la fiducia tra gli iraniani, costretti a "occultarsi" per non essere perseguitati(*2). Non saranno le sanzioni e lo strangolamento economico a sovvertire il regime, ma la ricostruzione lenta e graduale del rapporto di fiducia tra le persone (che abbiamo visto nei giovani, autentica speranza di rinnovamento di questo grande paese).



(*1) L'articolo è del 2014: allora era ancora possibile per un iraniano andare a cercare lavoro e fortuna negli Stati Uniti, cosa che non è più possibile oggi a causa del bando di Trump verso l'immigrazione dai paesi "canaglia" - tra i quali l'Iran, ovviamente.

(*2) Il tema dell'occultamento per sfuggire ai nemici è anche un elemento caratterizzante dello sciismo: ne parleremo in un futuro post!



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