Un viaggio in Uzbekistan: le meraviglie della Via della Seta...

Abbiamo chiesto alla nostra amica Nadia di raccontarci le sue impressioni sul viaggio che ha effettuato in Uzbekistan nel giugno scorso. Ringraziandola per il regalo, ci auguriamo che le sue parole e le sue foto vi trasmettano la stessa curiosità e la stessa voglia di partire che hanno trasmesso a noi...:-)


Samarcanda, Marco Polo, la via della Seta, sono sostantivi che da sempre mi hanno accompagnata ed hanno suscitato in me curiosità e voglia di conoscenza.

Quest’anno ho avuto la possibilità di dare forma al mio ennesimo sogno: visitare l’Uzbekistan.

In molti la scelta di questa meta ha suscitato le domande: dov’è ? perché ? è sicuro ? E’ stato molto facile rispondere a queste domande e i racconti sulle emozioni provate, le descrizioni sulle bellezza viste sono state la migliore testimonianza possibile.



Il buon giorno e il ben arrivata uzbeko, lo ricevo all’alba, atterrando ad Urgench.

Mi colpiscono immediatamente il sorriso delle persone (un sorriso non costa nulla, allarga e scalda il cuore), l’ordine e tutto sommato la velocità con cui si sbrigano le formalità doganali.

Al cambia-valute ci sono due belle signore, una delle quali con un “sorriso d’oro”: qui è facile trovare persone con capsule d’oro giallo che ricoprono incisivi e canini, un tempo segno ostentato di ricchezza.

Non serve cambiare molto denaro, gli euro sono accettati quasi ovunque, e nelle contrattazioni con le venditrici ambulanti persino preferiti.

Il viaggio inizia da Khiva, accompagnati da Shon, guida locale, profondo conoscitore del proprio paese, con un’ottima padronanza della mia lingua: un perfetto cicerone che ci ha accompagnato in questa terra ricca di storia, di testimonianze dello sfarzo in cui il paese ha vissuto.

Il nucleo di Khiva è racchiuso da imponenti mura di fango e paglia, nel cui interno si possono visitare il maestoso bastione AK SHIK BOBO, la fortezza KANA ARK, innumerevoli madrasse (scuole coraniche), moschee e mausolei.

All’interno delle mura è piacevole passeggiare, andando alla scoperta delle piccole botteghe, i cui proprietari con grande cortesia invitano a visitare.



Ci si imbatte con frequenza in donne con il tipico abbigliamento colorato e sgargiante composto da pantaloni e casacca, che offrono babbucce e scialletti di lana, sciarpine di seta.



Non si può tornare a casa senza artigianato uzbeko, ma mi raccomando: sempre contrattare il prezzo, anche se può sembrare un po’ snervante!

Tra gli oggetti locali vengo colpita da uno strano oggetto che si impugna, dalla parte opposta all’impugnatura è fitto di aghi. Lo "Shon", mi svelano, è un attrezzo che serve a “dare aria “ all’impasto del pane. Nel tipico pane uzbeko non viene aggiunto lievito, per cui per far “crescere” il pane, l’impasto viene sforacchiato una volta steso; il pane ha esclusivamente la forma di un disco.



Io ho sempre voglia di scoprire la cucina locale con il primo pasto, un pranzo, ed ecco che la mia curiosità culinaria viene soddisfatta.

Tutti i pasti saranno molto simili: cruditeè (barbabietole, cipolle, cetroli e pomodori) per antipasto, zuppa e minestrina come primo e carne d’agnello-mucca come secondo.



I miei compagni di viaggio assaggiano il vino e la birra locale, che trovano buone: l’Uzbekistan è un paese mussulmano ed io l’ho visitato nel periodo del Ramadan, ma... non so quanti uzbeki osservino il digiuno dall’alba al tramonto, l’alcol si beve tranquillamente e la vodka uzbeka è la migliore di tutta l’ex URSS.

Per arrivare a Bukhara percorriamo circa 450 km, con delle soste, la prima di un’area di servizio alquanto “datata”, dove vediamo fermarsi delle vecchie LADA (simili alle nostre FIAT 124) che avranno una quarantina d’anni, ammaccate, arrugginite, cariche all’inverosimile di ogni prodotto ortofrutticolo.

Sono colpita e mi dispiaccio di non essere riuscita a fotografare un’auto stracolma di angurie!! Ci sono camion che risalgono all’epoca del regime sovietico, e nelle zone rurali è difficilissimo trovare un mezzo di trasporto di fabbricazione recente.



Le strade sono in buono stato, sono colpita (deformazione professionale) dai metanodotti di colore giallo che corrono in superficie, sono ancora in ferro e zinco, credo che il fatto che siano “en plein air” sia una sicurezza. Parte del tragitto costeggia il confine turkmeno, le due nazioni sono separate dal fiume AMU DARY: piccola sosta per vedere il Turkmenistan con divieto assoluto di fotografare …. Cosa? il nulla, solo steppa aridissima.

Il pranzo è consumato in un luogo veramente incredibile, emozionante: in una “chayhana”. Tavolate lunghissime, all’aperto, sotto alberi di gelsi per ripararsi dal sole, assaporando i famosi spiedini d’agnello o di mucca. Immagini d’altri tempi, con i locali che ci guardano in po’ incuriositi, che ci regalano sorrisi e con grande piacere si fanno fotografare, anche noi spesso siamo i soggetti delle loro foto.



Bukhara, i tappeti. Conoscevo l’esistenza della città e la sua fama, ma non sapevo fosse in Uzbekistan, grassa ignoranza la mia ! Città ricca di madrasse, mausolei, moschee e… qui trovo un vero espresso italiano!

All’ombra dei gelsi (pianta che abbiamo trovato ovunque e sempre carica di frutti), seduta ad un tavolino, mi ritempro sorseggiando un caffè e godendomi la tranquillità del posto. Che meraviglia!! Qualche compagno/a di viaggio ha deciso di provare l’hammam, tutti sono stati appagati dall’esperienza.

Gelsi – baco da seta – seta – ikat . Qui troviamo nei bazar l’ikat, tipico tessuto uzbeko ancora oggi utilizzato per la confezione di giacche, cappotti e arredi per la casa.

Non di rado consumiamo i pasti in case private trasformate in ristoranti a conduzione familiare: l’ospitalità, la cortesia, la voglia di far star bene è il filo conduttore, la costante del popolo uzbeko.



Il viaggio è un crescendo di meraviglie e l’apoteosi si raggiunge a Samarcanda. I miei compagni di viaggio sono 30 persone, affabilissime, con una gran voglia di conoscenza, dei veri viaggiatori, interessati a scoprire il più possibile di questa terra, ma quando arriviamo a Samarcanda questo alone di “serietà” scompare per il tempo della canzone di Vecchioni, che viene cantata di tutti con grande gioia e ilarità.

Samarcanda, il sogno che diventa realtà e non delude! La meraviglia della piazza Registan, che con le luci, di notte, è magia pura.



Lungo il tragitto, alla scoperta della città, ci imbattiamo in una coppia di sposi, in abiti occidentali, lui in blu, lei in un vaporosissimo abito bianco.



La guida ci spiega che non vengono celebrati matrimoni durate il ramadan, ma solo in casi di “forza maggiore” … il che ci lascia intuire che possano già essere in tre. I matrimoni in Uzbekistan non sono combinati, c’è libertà di scelta, ma ci deve essere il beneplacito della famiglia che prende informazioni sul futuro genero, sulla futura nuora.

Assistiamo ad uno spettacolo teatrale pomeridiano: temevo fosse l’occasione per schiacciare un pisolino, invece è bello, vario, breve e per questo niente affatto noioso.

Caldo, caldo, caldo… siamo a 30 gradi e i primi cedimenti fisici si materializzano: l’aria condizionata è un killer silenzioso e implacabile. Anch’io accuso il colpo e questo mi impedisce di gustare un meraviglioso pranzo (a detta dei miei compagni di viaggio, e ci credo) in una “cascina” nella campagna intorno a Samarcanda. Mentre io trascorro il tempo del pranzo sdraiata su un tappeto al fresco di una stanza, il resto del gruppo degusta un ottimo Plov (per dare un’idea , una sorta di cous cous fatto con il riso ) e tante altre prelibatezze. Che disdetta !!!!

Non può mancare una sosta al mercato locale: ceste colme di uvetta, torrone, cioccolato (che non squaglia !!!) frutta secca… si ha l’opportunità per comprare qualcosa e farlo provare agli amici al ritorno.

L’ultima tratta del viaggio, Samarcanda – Taskent, la percorriamo sul TALGO (treno ad alta velocità spagnolo); in meno di due ore arriviamo nella capitale e qui, e solo qui, abbiamo la percezione della “dominazione” sovietica: edifici stile URSS, grandi corsi, grandi alberate e la metropolitana (unica dell’Asia Centrale). Tutti vogliamo provare l’ebbrezza di prenderla e per l’equivalente di 0,20 € compriamo il gettone che serve per aprire i tornelli. Poche carrozze, molto datate, ma pur sempre metro. Qui c’è un po’ di traffico, le auto che qui vediamo sono tutte Chevrolet (con rare eccezioni) perché comprare un’auto di una casa automobilistica diversa costerebbe il 50% in più, un neanche celato protezionismo !!

La pagina buia “sovietica” è stata cancellata: i grandi hotel sono stati tutti rinominati, i caratteri cirillici sono scomparsi ovunque. Un’irriducibile la incontro io, in treno una signora di circa 65 anni che si ostina a parlarmi in russo nonostante, con l’aiuto della guida, le abbia comunicato di non conoscere la lingua.

La settimana di viaggio è volata via, e con 7 ore di volo da Taskent si rientra in Italia.

Ognuno di noi ha una percezione soggettiva e diversa dagli altri su ciò che vede e scopre: la mia è stata di grande sorpresa, piacere e bellezza nello scoprire l’Uzbekistan. Se siete dei viaggiatori, visitatelo, non ve ne pentirete!


Nadia ( giugno 2018)

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